(Casa del popolo Majakowsky, negli anni settanta. Il salone è gremito di tavolate di gente che gioca a tombola. Il compagno Vladimiro Tegoloni legge senza riprendere fiato i numeri)
Cioni Mario: Tombola!
Vladimiro: Basta con la tombola! Basta con la tombola, sospensione di’ rricreativo… principia a avviare i’ culturale!
(Molti si alzano velocemente in piedi per andarsene)
Vladimiro: Seduti, perdio! Presento ai’ pubblico ‘ndispensabile i’ titolo e i’ tema di’ dibattito… e dopo… anche in base ai’ famoso proverbio: tira più un pelo di fica che du’ paia di bovi, dò la parola alle due signorine. Ecch’i tema: “Pole la donna permettisi di pareggiare co’ l’omo?” No!
Marta: Sì!
Vladimiro: S'apre i' dibattito.
Ester: Non è che…
Ester: Ciao… non volevamo fare una conferenza, volevamo solo...
Voce dal pubblico: Leccamelo!
Vladimiro: I’ primo che risento dire leccamelo lo sfondo… Scusino eh… vadiano avanti…
Ester: Noi si voleva solo fare una chiacchierata con voi sui problemi della donna… poi alla fine tireremo le conclusioni…
Primo intervenuto: Scusi… io ho seguito un po’ la questione… le donne ‘ncazzate e via e via e via… ma ‘nsomma… la donna, la donna, la donna… o l’omo?
Secondo intervenuto: Io so’ pe’ ‘i pareggio dell’omo e delle donne… a parte a me, che son troppo superiore e la mi’ moglie la tengo sottomessa… ma gl’altri le donne le potrebbero lasciare un po’ più libere… ovvia!
Ester: Va bene. Chi deve parlare adesso?
Terzo intervenuto: In certi casi sì, però anche l’omo e c’ha i’ su’ patire, come me che andavo a fa’ all’amore co’ una d’Aiolo, i’ martedì, i’ giovedì e i’ sabato, senza macchina, dieci chilometri a piedi… e quarche vorta anche sotto l’acqua… oh perché un la venia lei a fa’ all’amore a casa mia, ‘uella buhaiola, quarche volta?
Primo intervenuto: ‘nzomma… i’ femminismo… le questioni femminili… la femmina… la femmina… o i’ maschio?
*The Germs, "Forming"/"live" (What?,singolo): Dopo questo debutto del 1978, per Darby e soci la strada è stata tutta in discesa. Non erano ancora capaci di suonare la musica sfrenata piuttosto banale banale e copiata dai Ramones che avrebbero messo nell'album, e così tirarono fuori un pezzo con chitarra e ritmi che sembravano una scatola di cereali trascinata dalla sala da pranzo alla tv, mentre Darby frignava delle chiacchiere, e si capiva che era arrivato al ritornello quando ripeteva le parole: "Pull my trigger / i'm bigger than..." ("premi il mio grilletto / sono più grande di...").
p.s.- solito problema la canzone in questione non si trova... accontentatevi.
Christgau la chiama "skronk". Io ho sempre optato per il più ovvio "frastuono atroce". Le chitarre e le voci umane sono vettori primari, anche se nel corso degli anni sono stati usati quasi tutti gli strumenti musicali, comprese stovilgie rotte (per es. "Sentimental Journey", sul primo album dei Pere Ubu), coperchi dei bidoni della spazzatura raschiati e fusti di benzina usati come bonghi (i primi stooges) per non parlare di cassette, stuzzicadenti, scovolini e via dicendo (John Cage, Variations II). Forse voi non la sopportate, ma quella roba ha i suoi seguaci (me, per esempio) e la sua estetica (se vogliamo chiamarla così). Vediamola in questo modo: tra di noi c'è molta gente per cui la forza vitale è rappresentata al meglio dallo spasmo livido di un nervo torturato o persino da un attacco d'ansia in piena regola. Io non condivido al cento per cento questo punto di vista, ma lo capisco, ci sono passato. E quindi le grida, i miagolii, le seghe elettriche che aggrediscono il legno, lo gnaulìo e i sibili della decapitazione, chi è avventuroso, o ha subito dei traumi emotivi, li può riascoltare come melliflue esplosioni di asserzioni indiscutibili. E, se uno vi è propenso, potrebbe spingersi ben oltre: il compositore R. Murray Schafer, nel suo fondamentale libro "Il paesaggio sonoro", sotto il titolo "Rumore sacro e silenzio secolare" riferisce che durante il medio evo - al quale, dopotutto stiamo ritornando - "un certo tipo di rumore, che ora possiamo definire Rumore sacro, non solo era assente dalle liste di proscrizione di suoni che di tanto in tanto le società tracciavano, ma in effetti veniva invocato deliberatamente come intervallo dal tedio della tranquillità". O, come ha consigliato una volta anche Han Shan a uno dei suoi discepoli zen a Kyoto, invece di picchiare il ragazzo con la sferza, "Se ti senti teso e preferiresti davvero navigare nel misticismo, tracanna due litri di caffè e sbatti sul piatto il primo disco dei Clash (edizione inglese) a volume dieci, acuti al massimo, niente bassi". Se avete altri Koan su cui chiedere una risposta, indirizzateli a Wild Man Fischer. Il motivo di tutto questo, naturalmente, è che quel casino rivoltante è liberatorio: "abbandonarsi al flusso", come ha detto Jerry Brown nel suo libro Thoughts (City Lights, 1975) è sempre una decisione più saggia che piazzarsi in pieno sul percorso della metro della Seventh Avenue, decisione immortalata al meglio su disco in "Sister Ray" e nel primo album dei New York Dolls. Sono anche fermamente convinto che uno dei motivi per cui il rap piace tanto, come la disco-music e il punk prima di lui, è che risulta del tutto sgradito alle orecchie di chi non ama quel tipo di rumore; più di una volta mi è capitato che, mentre stavo telefonando in una cabina senza porte, dei fan del rap si siano avvicinati, abbiano piazzato i loro radioloni a una decina di centimetri dai miei piedi e siano rimasti a guardarmi sorridendo. Non gli serviva il telefono, ma non mi viene spontaneo avercela con loro per quella cafonata giuliva: come avrei potuto, io che me ne vado in giro per la città col mio mangiacassette altrettanto udibile che spara free jazz, "Metal Machine Music", "Theme" dei PIL, "Rated X" di Miles Davis e "Electro-Acustic Music" di Iannis Xenakis, parte del quale è stato descritto dal compositore come la raffigurazione sonora del bombardamento della Grecia? Quindi siamo pari, nonostante le differenze di gusto. Il che si allarga anche a questioni di luogo e di ambiente. Una volta stavo pranzando con due amici vicino a St. Mark' Place e dal jukebox ho sentito un suono familiare. Ci ho messo qualche secondo a riconoscerla, ma quella voce era inconfondibile. "Ehi, ma è Lydia con i Jerks che suonano "Orphans"!", ho detto. Una mia amica ha riso: "Be', ragazzi, buon appettito!" Ma non se n'era accorta finché non gliel'avevo fatto notare io e in quella situazione la canzone non sembrava poi tanto più stridula di "Helter Skelter" dei Beatles, che L'aveva appena preceduta. Poi naturalmente c'è tutta la questione della Muzak e dei presunti effetti positivi sulla digestione del tema del Dottor Zivago. Oppure, il problema se l'heavy metal e il punk abbiano sostanzialmente lo stesso suono, o se la disco-music e il punk siano opprimenti nello stesso modo. Ma d'altra parte, quando Patti Smith ha recensito Velvet Underground LIve 1969 su Creem nel '75, ha scritto che le piaceva proprio perchè era opprimente e io concordo, almeno in parte. Ognuno ha le sue piccole stranezze, come dimostra il fatto che a molta gente piace ascoltare la radio! Perciò forse il modo migliore per testimoniare le mie è elencare alcuni dei più brutti schiamazzi infernali che nel corso degli anni mi hanno reso più consapevole di essere vivo:
* The Stooges, "L.A. Blues", Fun House (Elektra): Dopo averci aggrediti per mezz'ora con sei canzoni e il sax di Steve Mackay che ulula come un cinghiale impallinato, i visionari di Ann Arbor fanno esplodere il tutto, che si liquefà in questo aritmico pezzo del 1970, pieno di ignee coltri di feedback, con Mackay che soffia fino a spappolarsi il cervello e scomparire per sempre, e l'uomo di nome Pop che miagola, ringhia, sospira e si lecca le zampe.
(in realtà la canzone del video non è L.A. Blues perchè su youtube non è disponibile, però rende ugualmente)
Los primos belgas de Kraftwerk. Y además fueron a Eurovision en el 80, donde para terminar el cantante se marca una foto instantánea del público!! (aunque la versión disco "more than distance" es más chula y además se llama (n)eurovision; por cierto, gran disco)
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