Per chi non lo conoscesse, R. Stevie Moore è praticamente il padre di tutto l'indie lo fi spostato che, ancora oggi, risuona nelle camerette dei nerd afflitti di ogni dove. La sua produzione è letteralmente infinita, e consiste in una lunga serie di nastri casalinghi venuti fuori dal salotto di casa sin dai lontani primi '70. La sua musica, attenzione, per quanto amatoriale è però estremamente raffinata: emulo minore di Todd Rundgren come dello Zappa più parodistico, in "Hobbies Galore" trovate un buon sunto della sua poetica: vaudeville seventies (Don't Let Me Go to The Dogs), pop sbilenco (Puttin' Up the Groceries), burle caricaturali (The Decimal System), con l'eccezione del catalogo più propriamente (ehm...) sperimentale del nostro. Poco male. Per fare un nome, a lui Ariel Pink (ma anche i Guided By Voices, l'Elephant Six, Phil Elvrum ecc) deve se non tutto, quantomeno molto. di Valerio Mattioli (Blow Up n°101) www.lostfrog.net
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