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mercoledì, ottobre 24, 2007

George Landow


REMEDIAL READING COMPREHENSION

1970, USA
16mm, 5', col.
Filmmaker: George Landow.
Assistenza tecnica: John Schofill.
L’ampliamento dell’esercizio percettivo da un livello implicito a uno didattico è continuato in Remedial Reading Comprehension. In parte commento dei ricorrenti interessi del filmmaker (una delle sue prime opere inedite si intitola Faulty Pronoun Reference Comparison and Punctuation of the Participial Phrase), esso attinge liberamente alle forme del cinema non estetico (pubblicità televisiva, film didattici) e del tradizionale cinema d’avanguardia. C’è un’evocazione dell’immagine sognata e ci sono intermittenti apparizioni di Landow, che si vede correre sovrapposto alla sua silhouette attraverso un ombroso paesaggio. Quest’ultima immagine è particolarmente importante; l’artista (che nella colonna sonora respira pesantemente) che stabilisce il ritmo, o cerca di tenere il ritmo, dell’avanzamento del suo film.
Un’immagine di una donna che dorme, illuminata in modo drammatico, è sostituita da un’aula piena di studenti, che si espande in sovrapposizione dall’angolo superiore destro. Compare un’immagine simile di un’aula, qualcuno grida “luci” e inizia uno spot che illustra le virtù del riso precotto (una trovata analoga a quella usata da Landow nella prima versione di Film In Which There Appear): “Supponete di chiamarvi Madge e di avere appena cotto del riso. Mmmm. Questo riso è delizioso”. Due chicchi illuminati sono esaminati da vicino (rievocando sia il problema di percezione profonda in I.Q. sia l’interesse per la tessitura granulosa di un’immagine cinematografica).
Si vede di nuovo la donna che dorme; il centro del quadro è occupato da una sovrimpressione del profilo del suo volto. Queste due immagini cominciano ad alternarsi rapidamente al ritmo di un bip elettronico. Successivamente, viene sovrimpressa la pagina di un testo fuori fuoco, mentre singole parole vengono messe a fuoco a grandissima velocità. Infine, la seconda proposizione di una frase iniziata nel primo minuto (il film è lungo solo 5 minuti circa), “Questo film è su di voi, non sul suo autore”, si sposta di lato sull’autore che sta correndo.
Una disposizione temporale delle immagini è possibile (un film in un sogno, ecc.), ma non è molto rivelatrice della sua natura educativa. Viene svolta una serie di esercizi di lettura comparativa: la frase “sospesa” viene percepita lentamente nel tempo, mentre scivola attraverso un’immagine spazialmente complessa. La distinzione di tessitura tra i chicchi di riso, confusa dall’informazione orale (“più puro, più pulito”), può essere assimilata con un’occhiata. Le figure neíl’aula devono venire isolate, come parole su una pagina, per calcolarne correttamente il movimento leggermente accelerato. I piani spaziali condensati dalla sovrimpressione devono venire selezionati per stabilire rapporti tra base e figura. Le parole del testo (un vero test di comprensione, che esamina i cattivi metodi didattici e come gli insegnanti soffrano del “complesso di Geova”, sensazioni di onnipotenza comuni tra i medici e, per estensione, tra gli artisti) si susseguono in rapida successione lineare, rendendo operativo, “illuminante”, ogni centimetro quadrato di spazio dello schermo, lo sviluppo dinamico dello schermo come grafico. Si ha l’improvvisa appercezione della proiezione cinematografica come ricapitolazione del processo di lettura; il rapido riconoscimento, la rapida assimilazione di distinte parole/immagini singole per formare un concetto/movimento integrato. La proposizione è un caso di processo lineare applicato ad una forma non lineare.

Paul S. Arthur, “Artforum”, settembre 1971



FILM IN WHICH THERE APPEAR SPROCKET HOLES, EDGE LETTERING, DIRT PARTICLES, ETC.

1965, USA
16mm, 4'30''; es, col.
Filmmaker: George Landow.
Il materiale del film è un pezzo lungo soltanto poco più di un secondo, che viene continuamente ripetuto e a volte accorciato di qualche fotogramma.
Questo è uno dei film che sono stati chiamati “minimali”, sia in quanto descrizione di un contenuto minimo sia in riferimento all’arte minimale. In realtà, se si guarda veramente il film, ci si rende conto che in esso è contenuta una grande varietà di esperienze: il fascino regolare del lampeggio, che inoltre, come dice Landow, “costringe tutta l’attenzione dello spettatore verso il bordo dello schermo”; le rapide successioni di lettere sui margini della pellicola; e, infine, i complessi e ripetitivi motivi formati dalle particelle di polvere. Guardandolo per la prima volta, molti hanno trovato questo film troppo lungo. Ma per me, su un piano puramente ottico, questo film non è lungo abbastanza per tutto quello che vi si può vedere. […].
Film in Which... può essere visto come un documentario sul film stesso. Non solo il suo materiale di immagini è preso da qualche pellicola test della Kodak, ma Landow lo ha ristampato con un procedimento che ha reso le interlinee tra i fotogrammi, le perforazioni e le lettere sui bordi della pellicola, di solito invisibili, parte del suo film. Nel documentare il film stesso, tuttavia, Landow ha realizzato un tipo di film molto diverso da uno che documenti un tema esterno al film. […].
Più che un film che materializzi esplicitamente le sue reazioni personali ad un dato argomento, Landow ha fatto un film sul processo della sua percezione da parte dello spettatore. Film in Which... è, prima di tutto, un oggetto da guardare, ma il suo messaggio emerge dai processi di questo guardare invece di essere incorporato nella sua struttura interna.

Fred Camper, in AA.VV., A History of the American AvantGarde Cinema, 1976

1 commento:

Anonimo ha detto...

fighissimo, grazie andre.